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Abbiategrasso è il più importante centro
agricolo-industriale a sud-ovest di Milano, da cui dista
22 km. II suo territorio giunge fino alle sponde del
fiume Ticino ed e attraversato da numerosi canali artificiali,
il più importante dei quali e il Naviglio Grande,
scavato intorno al 1177, per collegare il capoluogo
lombardo con il Ticino.
Le
origini della città si collocano in epoca romana.
II nome indica che sorgeva nel territorio denominato
"Valle Grassa". E' circondato infatti da una
fertile campagna costellata da insediamenti rurali,
molti dei quali sorti lungo l'antica Strada Mercatorum
(Strada dei Mercanti).
Dopo la caduta dell'Impero Romano, entrò a far
parte dei territori conquistati dai Longobardi e, nell'alto
medioevo, risulta tra i beni dell'Arcivescovo di Milano.
Infatti il nome completo della città Habiate
qui dicitur Grasso viene citato nel testamento
dell'Arcivescovo Ariberto del 1034. Seguì le
vicende del ducato milanese e divenne possesso prima
dei Visconti e poi degli Sforza. Durante il Risorgimento,
fu punto d'incontro per i patrioti che si battevano
per l'Unita d' Italia.
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Abbiategrasso
è inserito in un contesto territoriale che mantiene
ancora in gran parte le caratteristiche tipiche del
paesaggio lombardo con i prati, le risaie, i boschi
e le vecchie cascire. In particolare rientra nell'area
protetta del Parco del
Ticino istituito nel 1974 e che comprende
una vasta area che collega la zona pedemontana del Lago
Maggiore al flume Po. A 6 Km da Abbiategrasso sorge
il centro Parco della
ex Colonia Enrichetta, costruita nei
primi anni del secolo come colonla elioterepica, dalla
quale partono itinerari ciclabili e visite guidate.
II territorio di Abbiategrasso è ricco di rogge,
tra cui la Cardinala del 1304, e di numerosi fontanili
e mulini (tra i più antichi il Mulino Comune
probabilmente del 1200, il Mulino delle Monache del
sec. XIV, appartenente al Monastero di S. Martino e
il Mulino Nuovo del sec. XV).
A Nord di Abbiategrasso, meritano una visita i paesi
di Cassinetta di Lugagnano
e Robecco sul Naviglio.
In questi luoghi sorgono suggestive ville rinascimentali,
barocche e neoclassiche, che si affacciano lungo le
sponde del Naviglio Grande. Nelle immediate vicinanze,
dlrigendosi verso sud, si può ammirare l'Abbazia
di Morimondo, fondata dai monaci cistercensi
nel 1136. La chiesa, deticata a S. Maria Nascente, è
di stile gotico-borgognone. Ha forma basilicale a tre
navate con volte rette da archi a sesto acuto, poggianti
su pilastri cllindrici.
Pregevole è il coro ligneo, con 70 stalli in
noce intarsiati, opera di F. Giramo.
Si ricorda anche un affresco strappato di Bernardino
Luini, raffigurante la Vergine e il Bambino.
Da visitare sono anche la serie di borghi collocati
sull'antica Strada Mercatorum che segue il
percorso dell'antico terrazzamento superiore del Ticino,
dal Lago Maggiore a Pavia e cioè: Cuggiono,
Robecchetto,
Turbigo, fino
a Ozzero,
Morimondo,
Besate,
Motta Visconti e
Bereguardo.
A nord vale la pena di visitare la città di Corbetta
(ex capo Pieve) con la chiesa di San Vittore, il Santuario
e le numerose ville nobiliari.
Sulla direttrice che porta a Mortara, si incontre la
città di Vigevano,
famosa per la produzione di calzature. Il centro storico
è occupato da una splendida Piazza
Rinascimentale, fatta costrulre da Ludovico
il Moro, il quale aveve la sua residenza estiva nel
Castello Sforzesco,
(sec. XIV-XVI), attiguo alla Piazza |
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Provenendo
da Milano, lungo il Naviglio, il primo nucleo abitato
che si incontra è Castelletto,
sorto agli inizi del sec. XIII, dopo l'escavagione
del Naviglio (1175) , per collegare il capoluogo lombardo
con il Ticino.
Castelletto sorge nel luogo in cui il Naviglio Grande
si biforca in direzione di Pavia assumendo il nome
di Naviglio di Beregurdo
e deve il suo nome ad un piccolo castello che il Comune
di Milano vi costruì per sfruttare la sua posizione
strategica.
Sul lato sinistro del Naviglio si trova Palazzo
Cittadini Stampa appartenuto ai Cittadini,
una famiglia nobile milanese che possedeva beni a
Castelletto già dalla fine del '400. La famiglia
vi soggiornò spesso quando in seguito fu costruito
il palazzo, probabilmente ad opera del sacerdote Giuseppe,
che lo menzionò facendo testamento nel 1697.
Nel 1751 per problemi finanziari la famiglia iniziò
ad alienare alcuni beni tra cui la "casa da nobile"
adiacente al palazzo per poi cedere lo stesso nel
1792. Giuliano Baronio, nel 1803, acquistò
il palazzo e il giardino, e la figlia Laura nel 1835
sposò a Castelletto Gaspare Stampa; da allora
la "casa da nobile" prese il nome del patriota
che la abitò fino alla morte. L'edificio padronale
ha notevoli dimensioni: si sviluppa su tre piani ed
ha come nucleo una torre medioevale del periodo comunale.
Conserva al suo interno un vasto ciclo pittorico,
realizzato nella seconda metà del Seicento
da un gruppo di pittori classicisti milanesi e oggi
bisognoso di restauro, così come il resto dell'edificio.
Nell'ambito del progetto di rilancio di Castelletto
il Comune di Abbiategrasso ha dato avvio ad un piano
di restauro anche per la localizzazione di un Polo
dell'Universita degli Studi di Milano.
Nelle adiacenze si trova la bettola
o albergo di Sant'Antonio, ricordata
sin dal sec. XV e oggi ristorante. L'albergo era molto
frequentato dai viaggiatori e barcaioli che navigavano
sul Naviglio. Nel 1432 fu stipulato un trattato di
alleanza tra gli ambasciatori del Duca di Savoia con
il Procuratore del Duca di Milano Filippo Maria Visconti
contro il Marchese di Monferrato.
Attraversando il ponte sul Naviglio, in corrispondenza
della diramazione di questo in direzione Bereguardo,
sulla sinistra si trova la Chiesa
di S. Antonio Abate edificata nel
1610 circa sui resti di una più antica chiesa
già presente nel 1471. Al suo interno è
conservata una statua marmorea trecentesca raffigurante
la Beata Vergine con il Bambino; la scultura, di fattezze
gotiche, è la più antica che Abbiategrasso
possegga. Nella chiesa è inoltre conservata
una tela secentesca raffigurante la Madonna Assunta
attribuita a Camillo Procaccini e che probabilmente
proviene da Palazzo Cittadini.
Sul lato destro del ponte di Castelletto si trova
invece la Casa della
Regia Camera (o del Guardiano delle Acque)
proprio in corrispondenza del ramo interrato del Naviglio
che ai tempi giungeva fino al Castello Visconteo.
Pur non essendo residenza nobiliare, ne aveva i caratteri,
essendo la dimora del Camparo del Naviglio destinata
ad ospitare il Commissario, il Questore delle Acque
e le altre autorità preposte all'ispezione
periodica dello stato del canale. Ci restano alcuni
disegni risalenti al 1618 che ne documentano l'originaria
fisionomia, oggi completamente stravolta. Il Comune
di Abbiategrasso sta attuando il progetto di recupero
dell'intero edificio al fine di insediarvi, nell'ambito
dell'intervento universitario, un laboratorio di ricerche
ambientali sulle acque e sul territorio.
Proseguendo lungo il viale Mazzini, verso il centro
di Abbiategrasso, sul lato destro della strada è
possibile osservare una serie di ville nobiliari che
una volta si affacciavano sul ramo del Naviglio ora
interrato.
Tali abitazioni furono costruite tra la metà
del sec. XVI e il XVIII da famiglie nobili che avevano
possedimenti terrieri nella zona. Ricordiamo in particolare:
Palazzo Corio,
Palazzo Citterio Sala
Cocini, Palazzo
Sacchei con l'Oratorio di S. Rocchino
(1507) e la Chiesa di
S. Rocco (1631).
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Attraverso
viale Mazzini, si accede alla città lungo
il percorso del vecchio fossato che circondava
il Castello Visconteo.
Nel 1034, nel testamento dell'Arcivescovo Ariberto
d'Intimiano, è citato un castrum
che circondava o fiancheggiava il primitivo
burgus di Abbiategrasso. Nel 1167 passò
Federico Barbarossa e devastò il castrum
danneggiandolo gravemente.Dopo il Barbarossa
si menzionano una "rocca nuova" del
1218, una rocca edificata da Azzone Visconti
nella prima metà del Trecento e un castello
in costruzione nel 1381. Quest'ultimo corrisponde
certamente all'attuale castello del quale non
si conosce esattamente la data di edificazione
sebbene alcune strutture architettoniche facciano
pensare che risalga a prima del Trecento. |
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Il
castello pare avesse una pianta quadrata circondata
da quattro torri e l'ingresso verso il Naviglio munito
di ponte levatoio.Nella parte che si affacciava verso
Porta Milano si trovava un giardino con le dipendenze,
che formava un quartiere detto il "borghetto".
Nel 1438 Filippo Maria Visconti ordinò lavori
di restauro e di abbellimento del castello adornandolo
con affreschi e aprendo delle bifore.
Il castello cominciò il suo lento declino con
la fine della signoria sforzesca in Lombardia (1535).
Nel 1568 infatti, il Governatore di Milano, temendo
la conquista del castello e del borgo fortificato da
parte dei Francesi, ordinò di smantellarlo a
grave danno della popolazione locale. Il cinquecentesco
bastione antistante rimase intatto fino alla costruzione
della ferrovia alla fine dell'Ottocento. Nel 1672 il
castello fu ridotto a "casa da nobile". Nel
1865 tornò di uso pubblico, subendo ulteriori
adattamenti per diventare una scuola. Attualmente è
stato in gran parte ristrutturato ed è sede della
Biblioteca Civica "R. Brambilla", dell'Ufficio
Cultura e della Fondazione per la Promozione dell'Abbiatense.
All'interno sono ancora oggi visibili importanti tracce
degli originari affreschi.
Imboccando corso Matteotti, di fronte al castello, si
incontra, sulla destra, Palazzo
Cattaneo, nato dalla ristrutturazione
di due case della fine del '600 e oggi di proprietà
privata. Sotto l'androne di ingresso vi à un
affresco, "la Vergine e il Bambino" (sec.
XVI). La facciata, con il portale in granito rosa di
Baveno di raffinata fattura, presenta caratteristiche
di asimmetria notevoli. Nel complesso il palazzo denota
un gusto barocco.
Ritornando in piazza Castello, ed entrando nel cuore
del vecchio quartiere di S. Maria, corrispondente all'antico
burgus altomedievale, si scorge la chiesa di
S. Maria Vecchia risalente,
nel suo impianto originale, al sec. XII. La chiesa era
luogo di culto anche per le suore del vicino Convento
Benedettino di S. Maria Rosa (seconda
meta del sec. XV) privo di una chiesa propria. La chiesa
aveva originariamente pianta rettangolare, a navata
unica con sei nicchie ellittiche per lato. La parte
dell'abside originaria a andata completamente perduta
quando, alla fine del sec. XVII, l'edificio subì
notevoli trasformazioni. Si invertì infatti l'orientamento
della chiesa, aprendo un nuovo accesso principale nell'abside
dove vi era l'altare maggiore e spostando quest'ultimo
sul lato opposto. Nella seconda metà del sec.
XVIII, sotto Giuseppe II, il convento venne soppresso
e gli edifici trasformati in laboratorio. La chiesa
venne sconsacrata nel periodo napoleonico e successivamente
adattata ad usi civili sempre più degradanti,
fino al restauro avvenuto nel 1972. Attualmente è
destinata a scuola di danza e studio di architettura.
Proseguendo sulla via Teotti, si trova il palazzo nobile
detto Casa Orsini di Roma.
La casata milanese dei Roma, nel '600 fece aggiungere
al nome originale il prenome Orsini. La famiglia aveva
numerosi possedimenti nel territorio abbiatense ed è
già menzionata nel borgo nel 1595. Nel 1661,
la famiglia acquistò il palazzo di via Teotti,
corrispondente all'attuale edificio settecentesco. La
parte frontale a destra, quattrocentesca, venne invece
acquistata successivamente e poi modificata. L'edificio
ristrutturato è sede di rappresentanza della
Banca Agricola Mantovana.
In fondo alla via Teotti si trova Casa
Pianca Albini che risale al sec. XV
e faceva parte probabilmente della stessa contrada del
palazzo sopra menzionato. Dopo le numerose trasformazioni
settecentesche, a stata ripristinata nelle forme originali.
Di fronte a Casa Pianca Albini, si trova la Pia
Casa degli Incurabili, oggi Istituto
Golgi, a ricordo del Premio Nobel Camillo
Golgi che qui svolse i suoi esperimenti. Tale edificio
ingloba al suo interno i resti della chiesa
e del Monastero di Santa Chiara, di
cui rimangono solo alcune tracce. Il Monastero, fondato
dai Cistercensi di Morimondo e dedicato originariamente
a S. Martino, era il più antico del borgo ed
è già ricordato in un documento del 1218.
Nel 1477 le monache del convento vennero allontanate
su ordine di Bona di Savoia che le sostituì con
un gruppo di Clarisse di Crema; il convento prese allora
il nome di S. Chiara.
Al momento della soppressione, a cura di Giuseppe II
nel 1782, il complesso venne destinato ad ospedale.
Fu venduto nel 1785 alla Giunta delle Pie Fondazioni
di Milano per la costruzione di una "Pia Casa de
Poveri Impotenti" e il progetto di ampliamento
venne affidato a Leopold Pollack. Successivi altri interventi
a cura di L. Carmagnola nel 1854 e di G. Balzaretti
nel 1873 portarono allo stato attuale del complesso,
recentemente ampliato.
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Proseguendo
verso il centro di Abbiategrasso si giunge nella
piazza principale, una volta piazza Mercato, oggi
denominata Piazza
Marconi. Qui un tempo si svolgeva
il mercato agricolo ed artigianale. Per lo sviluppo
del traffico commerciale, fu necessario ampliare
la piazza e il suo copertum o portico.
Nel 1491 infatti, i due Consigli della Comunità
Abbiatense acquisirono alcune botteghe e casamenti
posti sulla piazza principale e li abbatterono
per ampliarla. Tali ampliamenti vennero effettuati
senza un rigore urbanistico, come fa supporre
l'irregolare allinearsi dei portici costruiti
in epoche diverse. La parte più antica
di questi, risalente al '300, è quella
dirimpetto alla via C. Cantù.
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Il
Palazzo Pretorio e Comunale
con il portico antistante è, per lo più,
opera del '600. Di buona fattura sono il portale di
accesso allo scalone di onore ed il balcone del piano
superiore, riccamente intagliato in pietra con sopraornato
barocco. Il palazzo subì delle modifiche nel
'700, forse a cura di Francesco Croce.
All'angolo tra piazza Marconi e via Borsani si può
ammirare un tipico esempio di Casa
lombarda del 1400.
Lungo via Borsani si incontra, a sinistra, la Chiesa
di S. Bernardino. Nel 1567 esisteva
già una primitiva chiesa dedicata allo stesso
Santo che nel 1431 fu di passaggio nel borgo. La presenza
di due confraternite fece sentire tuttavia l'esigenza
di una chiesa più ampia, così il 30 agosto
del 1615 fu posta la prima pietra per la costruzione
di un nuovo edificio. La vecchia chiesa sorgeva a sinistra
dell'attuale e venne abbattuta per far posto alla nuova
costruzione che si sviluppò così secondo
l'inusuale orientamento nord-sud. La chiesa è
ad una sola navata di ordine ionico ornata di modanature
di stucco e con la volta a botte.
Contiene un coro risalente al 1686 ed un altare maggiore
neoclassico del primo '800.
Nella nicchia dell'altare, vi è una statua del
1820 - opera di G. Rusca - raffigurante la Madonnina
del Rosario.
Oltre all'altare maggiore, si
costruirono cinque altari laterali ornati con marmi
e stucchi del '600 -'700. II campanile venne edificato
nel 1717. All'interno, sopra l'ingresso, e collocato
un pregevole organo ottocentesco opera dei fratelli
Prestinari. Il progetto della facciata e attribuito
al celebre architetto milanese Francesco Maria Richini,
il piu grande e fecondo artista maggiore del Seicento
lombardo. Difficolta economiche fecero sì che
la costruzione fosse ancora in corso nel 1740. L'edificio
e stato recentemente ristrutturato.
Procedendo lungo la via Borsani si giunge alla chiesa
di S. Maria Nuova.
La chiesa venne costruita per volontà del Luogo
Pio di S. Maria della Misericordia ed i lavori iniziarono
nel 1365. La scena politica era dominata dai Visconti;
nella chiesa venne infatti battezzato Giovanni Maria,
da cui forse deriva la dedicazione a S. Maria Nascente.
Interventi significativi si susseguirono nel corso del
secolo successivo: la facciata si arricchì di
un vestibolo, del quale oggi rimangono solo alcune tracce
e lo spazio antistante la chiesa venne delimitato da
un quadriportico. Questo, tradizionalmente attribuito
a Bramante, venne ultimato nel 1497 e mostra caratteristiche
dei modelli rinascimentali. Lo scenario politico allora
era dominato dagli Sforza, con Ludovico il Moro. Nel
1595 comincio l'edificazione del grande arco a protezione
dell'affresco la Vergine col Bambino degli Zavattari,
ritenuto fonte di miracoli e oggetto di venerazione
e culto. Tolomeo Rinaldi, un architetto romano trasferitosi
a Milano, si occupò del progetto; mentre tutta
la comunità abbiatense contribui finanziariamente
ai lavori con enormi sacrifici dato il periodo sociale
ed economico travagliato da epidemie, carestie e guerre.
S. Maria Nuova oggi porta con se diverse stratificazioni
costruttive che la caratterizzano: alla primitiva "facciata
a vento" di inizio '400, cui è sovrapposto
il vestibolo con capitelli quattrocenteschi, è
stato aggiunto l'arcone sopra citato; l'originaria copertura
in legno è stata modificata nel '700 da Francesco
Croce. A partire dal 1695 tutte le cappelle laterali,
vengono restaurate e riedificate con diverse dedicazioni
fino ad assumere l'odierna configurazione. L'unica cappella
che rimane nello stato originario è quella vicino
al fonte battesimale, entrando sulla sinistra. Il quadriportico
della chiesa e stato ristrutturato nel 1990 a cura della
Banca Popolare di Abbiategrasso. Si sono appena conclusi
i nuovi restauri all'interno della chiesa che hanno
ripristinato, tra l'altro, le pitture originarie.
| Altro
edificio sacro di rilievo in Abbiategrasso è
la chiesa di San
Pietro, probabilmente la piu
antica del borgo e strettamente legata alla
storia del cristianesimo abbiatense. I primi
cristiani inizialmente si riunivano in abitazioni
private, mentre per ricevere i sacramenti si
recavano a Corbetta, capo Pieve. Successivamente
il "villaggio" di S. Pietro ottenne
il distaccamento plebano in questa prima "cappella"
costruita dai Longobardi, che divenne così
la prima parrocchia del borgo abbiatense e conservo
questa funzione fino al sec. XVI. Sulle rovine
dell'antica cappella, nel sec. XI, venne edificata
una chiesa romanica costituita da tre navate,
tre cappelle e tre altari. Nel 1700 la chiesa
di S. Pietro presentava tali condizioni di precarietà
che nel 1753 venne demolita e ricostruita nel
giro di un decennio da Francesco Croce.
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Dell'antica
struttura medioevale rimase il campanile, mentre accanto
alla chiesa venne costruito l'oratorio. Nel 1895 venne
innalzata la cupola centrale su progetto dell'architetto
Santamaria. La chiesa si presenta a pianta centrale
con quattro pilastri che sostengono la cupola. Una delle
opere più importanti che S. Pietro conserva e
il quadro della "Beata Maria Vergine della Neve",
dipinta nel 1649, dallo Zoppo da Lugano.
La struttura, pur essendo di origine barocca, appare
armonica e alla semplicità esterna si contrappone
un fasto interno raccolto e visivamente confortevole.
Oltre alle chiese, Abbiategrasso possiede numerosi palazzi
nobili situati nel centro della città, come ad
esempio Palazzo Annoni
che si trova sulla via omonima, presso il Vicolo
Cortazza. Il vicolo, un tempo chiamato
Cortaza e già ricordato in un documento
del 1411, con il suo lungo androne, offre un tipico
aspetto di borgo medioevale. Il primo documento che
attesta l'esistenza di Palazzo Annoni è datato
1648. Esso rappresenta uno dei complessi architettonicamente
piu interessanti tra le dimore nobiliari abbiatensi
perche, pur essendo un palazzo "urbano" per
ubicazione e conformazione, era adibito a dimora per
villeggiatura. All'interno vi è un gradevole
cortile chiuso sui quattro lati di fronte alla residenza
principale, con portico di pilastri e colonne binate.
Sul retro vi è un ampio giardino.
Lungo la via Ticino si trova Palazzo
Pionnio. Il palazzo è indicato
nel Catasto di Maria Teresa d'Austria come "Palazzo
della Principessa", sebbene agli abbiatensi sia
più noto come Palazziett. L'architettura
ha un tono piuttosto minore, anche se alcuni particolari
fanno supporre un antico splendore. All'interno del
cortile, sul lato destro, vi è un'ala a porticato
con belle colonne in pietra che sorreggono archi ribassati.
La copertura non è a volta, ma in travi di legno.
Dell'antico fasto rimane solo un grande camino al piano
inferiore. Il palazzo è oggi in fase di ristrutturazione.
In posizione un po' decentrata ricordiamo Palazzo
Arconati, conosciuto dagli abbiatensi
come il Palazz, posto tra le vie F.lli Bandiera
e G. Mameli, nelle vicinanze di Piazza Vittorio Veneto.
Gli Arconati erano una famiglia importante che possedeva
beni in Abbiategrasso e qui vi soggiornava. E' oggi
impossibile ricostruire le vicende di questo palazzo
poichè l'archivio è andato distrutto.
Da quel poco che è rimasto è tuttavia
possibile affermare che gli Arconati avevano proprietà
nell'abbiatense almeno dagli inizi del `500. Si tratta
di un complesso residenziale di mole imponente, sia
per l'impianto architettonico, sia per la decorazione
interna. All'interno è presente inoltre un ampio
giardino, una cappella e vari rustici.
Al piano terra si trova una sala con pregevoli decorazioni
parietali a motivi paesaggistici e scenografie architettoniche,
con coperture a volte riccamente affrescate o a cassettoni
lignei dipinti che si ripetono anche al primo piano.
L'edificio è di proprietà privata e sono
in corso studi per una globale ristrutturazione.
Nelle vicinanze dell'ospedale, in Viale Cattaneo, si
affaccia Villa Sanchioli.
Si ignora la provenienza di questa famiglia che era
presente ad Abbiategrasso alla fine del `700 con Giuseppe
Antonio. Il palazzo, prima di essere abitato dai Sanchioli,
apparteneva alla famiglia Rosca. Nella controfacciata
dell'annesso oratorio, si trova una lapide murata, che
riporta una scritta del 1755, data non lontana da quella
della probabile costruzione del palazzo, che infatti
non è ancora rilevato nel Catasto Teresiano del
1722. La villa è costituita da un corpo principale
con orientamento est-ovest, e da due ali perpendicolari.
L'ingresso, un elegante portone aperto nel muro di cinta
che delimita il cortile, è situato su viale Cattaneo.
Sulle ali minori vi è un elegante porticato di
pilastri ottagonali, con basi e capitelli modanati,
archi ribassati con ghiere incorniciate da marcapiano
e lesene. Attualmente è di proprietà comunale
e, dopo i recenti restauri, è sede di uffici
comunali.
E' infine da segnalare l'ex
Convento dell'Annunciata situato in
prossimità della circonvallazione di Abbiategrasso,
in direzione Magenta. Il complesso architettonico fu
voluto dal Duca Galeazzo Maria Sforza a compimento di
un voto. Il convento fu iniziato nel 1466 e terminato
nel 1472 mentre la chiesa fu consacrata col titolo di
S. Maria Annunziata nel 1477. La chiesa e il convento
furono affidati all'Ordine dei Frati Minori Osservanti.
La cronologia è sommaria ed e difficile stabilire
il susseguirsi degli interventi strutturali che hanno
portato alla conformazione rilevata nel 1810 al momento
della soppressione. Al suo interno presenta numerose
tracce di pregevoli affreschi: basti ricordare, nel
refettorio, la lunetta tardo-quattrocentesca della "Resurrezione"
(con "Noli me tangere" e "Apparizione
ai Discepoli ad Emmaus - Cristo pellegrino verso Emmaus")
e I"'Ultima Cena", forse di Aurelio Luini
e infine, sull'arcone trionfale, il ciclo mariano luinesco.
Il restauro delle pareti della zona absidale della chiesa
ha fatto emergere alcuni affreschi appartenenti per
la maggior parte ad un unico ciclo rappresentante le
storie della Vergine. Durante il recupero della parte
superiore è stata ritrovata la rara testimonianza
della firma dell'artista Nicola Mangone di Caravaggio,
1519, che costituisce un elemento importante nella ricostruzione
del primo Cinquecento pittorico milanese.
Il complesso e stato acquistato dal Comune per salvarlo
da un evidente stato di degrado
dovuto all'uso indiscriminato delle strutture: e infatti
in fase di ultimazione il restauro che destinerà
la struttura a sedi e funzioni universitarie.
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