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Abbiategrasso è il più importante centro
agricolo-industriale a sud-ovest di Milano, da cui dista
22 km. II suo territorio giunge fino alle sponde del
fiume Ticino ed e attraversato da numerosi canali artificiali,
il più importante dei quali e il Naviglio Grande,
scavato intorno al 1177, per collegare il capoluogo
lombardo con il Ticino.
Le
origini della città si collocano in epoca romana.
II nome indica che sorgeva nel territorio denominato
"Valle Grassa". E' circondato infatti da una
fertile campagna costellata da insediamenti rurali,
molti dei quali sorti lungo l'antica Strada Mercatorum
(Strada dei Mercanti).
Dopo la caduta dell'Impero Romano, entrò a far
parte dei territori conquistati dai Longobardi e, nell'alto
medioevo, risulta tra i beni dell'Arcivescovo di Milano.
Infatti il nome completo della città Habiate
qui dicitur Grasso viene citato nel testamento
dell'Arcivescovo Ariberto del 1034. Seguì le
vicende del ducato milanese e divenne possesso prima
dei Visconti e poi degli Sforza. Durante il Risorgimento,
fu punto d'incontro per i patrioti che si battevano
per l'Unita d' Italia.
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Abbiategrasso
è inserito in un contesto territoriale che mantiene
ancora in gran parte le caratteristiche tipiche del
paesaggio lombardo con i prati, le risaie, i boschi
e le vecchie cascire. In particolare rientra nell'area
protetta del Parco del Ticino
istituito nel 1974 e che comprende una vasta area che
collega la zona pedemontana del Lago Maggiore al flume
Po. A 6 Km da Abbiategrasso sorge il centro
Parco della ex Colonia Enrichetta, costruita
nei primi anni del secolo come colonla elioterepica,
dalla quale partono itinerari ciclabili e visite guidate.
II territorio di Abbiategrasso è ricco di rogge,
tra cui la Cardinala del 1304, e di numerosi fontanili
e mulini (tra i più antichi il Mulino Comune
probabilmente del 1200, il Mulino delle Monache del
sec. XIV, appartenente al Monastero di S. Martino e
il Mulino Nuovo del sec. XV).
A Nord di Abbiategrasso, meritano una visita i paesi
di Cassinetta di Lugagnano
e Robecco sul Naviglio.
In questi luoghi sorgono suggestive ville rinascimentali,
barocche e neoclassiche, che si affacciano lungo le
sponde del Naviglio Grande. Nelle immediate vicinanze,
dlrigendosi verso sud, si può ammirare l'Abbazia
di Morimondo, fondata dai monaci cistercensi
nel 1136. La chiesa, deticata a S. Maria Nascente, è
di stile gotico-borgognone. Ha forma basilicale a tre
navate con volte rette da archi a sesto acuto, poggianti
su pilastri cllindrici.
Pregevole è il coro ligneo, con 70 stalli in
noce intarsiati, opera di F. Giramo.
Si ricorda anche un affresco strappato di Bernardino
Luini, raffigurante la Vergine e il Bambino.
Da visitare sono anche la serie di borghi collocati
sull'antica Strada Mercatorum che segue il
percorso dell'antico terrazzamento superiore del Ticino,
dal Lago Maggiore a Pavia e cioè: Cuggiono,
Robecchetto, Turbigo,
fino a Ozzero, Morimondo,
Besate, Motta Visconti
e Bereguardo.
A nord vale la pena di visitare la città di Corbetta
(ex capo Pieve) con la chiesa di San Vittore, il Santuario
e le numerose ville nobiliari.
Sulla direttrice che porta a Mortara, si incontre la
città di Vigevano,
famosa per la produzione di calzature. Il centro storico
è occupato da una splendida Piazza
Rinascimentale, fatta costrulre da Ludovico il
Moro, il quale aveve la sua residenza estiva nel Castello
Sforzesco, (sec. XIV-XVI), attiguo alla Piazza |
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Provenendo
da Milano, lungo il Naviglio, il primo nucleo abitato
che si incontra è Castelletto,
sorto agli inizi del sec. XIII, dopo l'escavagione
del Naviglio (1175) , per collegare il capoluogo lombardo
con il Ticino.
Castelletto sorge nel luogo in cui il Naviglio Grande
si biforca in direzione di Pavia assumendo il nome
di Naviglio di Beregurdo
e deve il suo nome ad un piccolo castello che il Comune
di Milano vi costruì per sfruttare la sua posizione
strategica.
Sul lato sinistro del Naviglio si trova Palazzo
Cittadini Stampa appartenuto ai Cittadini,
una famiglia nobile milanese che possedeva beni a
Castelletto già dalla fine del '400. La famiglia
vi soggiornò spesso quando in seguito fu costruito
il palazzo, probabilmente ad opera del sacerdote Giuseppe,
che lo menzionò facendo testamento nel 1697.
Nel 1751 per problemi finanziari la famiglia iniziò
ad alienare alcuni beni tra cui la "casa da nobile"
adiacente al palazzo per poi cedere lo stesso nel
1792. Giuliano Baronio, nel 1803, acquistò
il palazzo e il giardino, e la figlia Laura nel 1835
sposò a Castelletto Gaspare Stampa; da allora
la "casa da nobile" prese il nome del patriota
che la abitò fino alla morte. L'edificio padronale
ha notevoli dimensioni: si sviluppa su tre piani ed
ha come nucleo una torre medioevale del periodo comunale.
Conserva al suo interno un vasto ciclo pittorico,
realizzato nella seconda metà del Seicento
da un gruppo di pittori classicisti milanesi e oggi
bisognoso di restauro, così come il resto dell'edificio.
Nell'ambito del progetto di rilancio di Castelletto
il Comune di Abbiategrasso ha dato avvio ad un piano
di restauro anche per la localizzazione di un Polo
dell'Universita degli Studi di Milano.
Nelle adiacenze si trova la bettola
o albergo di Sant'Antonio, ricordata sin dal
sec. XV e oggi ristorante. L'albergo era molto frequentato
dai viaggiatori e barcaioli che navigavano sul Naviglio.
Nel 1432 fu stipulato un trattato di alleanza tra
gli ambasciatori del Duca di Savoia con il Procuratore
del Duca di Milano Filippo Maria Visconti contro il
Marchese di Monferrato.
Attraversando il ponte sul Naviglio, in corrispondenza
della diramazione di questo in direzione Bereguardo,
sulla sinistra si trova la Chiesa
di S. Antonio Abate edificata nel 1610 circa
sui resti di una più antica chiesa già
presente nel 1471. Al suo interno è conservata
una statua marmorea trecentesca raffigurante la Beata
Vergine con il Bambino; la scultura, di fattezze gotiche,
è la più antica che Abbiategrasso possegga.
Nella chiesa è inoltre conservata una tela
secentesca raffigurante la Madonna Assunta attribuita
a Camillo Procaccini e che probabilmente proviene
da Palazzo Cittadini.
Sul lato destro del ponte di Castelletto si trova
invece la Casa della Regia Camera
(o del Guardiano delle Acque) proprio in corrispondenza
del ramo interrato del Naviglio che ai tempi giungeva
fino al Castello Visconteo. Pur non essendo residenza
nobiliare, ne aveva i caratteri, essendo la dimora
del Camparo del Naviglio destinata ad ospitare il
Commissario, il Questore delle Acque e le altre autorità
preposte all'ispezione periodica dello stato del canale.
Ci restano alcuni disegni risalenti al 1618 che ne
documentano l'originaria fisionomia, oggi completamente
stravolta. Il Comune di Abbiategrasso sta attuando
il progetto di recupero dell'intero edificio al fine
di insediarvi, nell'ambito dell'intervento universitario,
un laboratorio di ricerche ambientali sulle acque
e sul territorio.
Proseguendo lungo il viale Mazzini, verso il centro
di Abbiategrasso, sul lato destro della strada è
possibile osservare una serie di ville nobiliari che
una volta si affacciavano sul ramo del Naviglio ora
interrato.
Tali abitazioni furono costruite tra la metà
del sec. XVI e il XVIII da famiglie nobili che avevano
possedimenti terrieri nella zona. Ricordiamo in particolare:
Palazzo Corio, Palazzo
Citterio Sala Cocini, Palazzo
Sacchei con l'Oratorio di S. Rocchino (1507)
e la Chiesa di S. Rocco
(1631).
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Attraverso
viale Mazzini, si accede alla città lungo
il percorso del vecchio fossato che circondava
il Castello Visconteo.
Nel 1034, nel testamento dell'Arcivescovo Ariberto
d'Intimiano, è citato un castrum
che circondava o fiancheggiava il primitivo
burgus di Abbiategrasso. Nel 1167 passò
Federico Barbarossa e devastò il castrum
danneggiandolo gravemente.Dopo il Barbarossa
si menzionano una "rocca nuova" del
1218, una rocca edificata da Azzone Visconti
nella prima metà del Trecento e un castello
in costruzione nel 1381. Quest'ultimo corrisponde
certamente all'attuale castello del quale non
si conosce esattamente la data di edificazione
sebbene alcune strutture architettoniche facciano
pensare che risalga a prima del Trecento. |
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Il
castello pare avesse una pianta quadrata circondata
da quattro torri e l'ingresso verso il Naviglio munito
di ponte levatoio.Nella parte che si affacciava verso
Porta Milano si trovava un giardino con le dipendenze,
che formava un quartiere detto il "borghetto".
Nel 1438 Filippo Maria Visconti ordinò lavori
di restauro e di abbellimento del castello adornandolo
con affreschi e aprendo delle bifore.
Il castello cominciò il suo lento declino con
la fine della signoria sforzesca in Lombardia (1535).
Nel 1568 infatti, il Governatore di Milano, temendo
la conquista del castello e del borgo fortificato da
parte dei Francesi, ordinò di smantellarlo a
grave danno della popolazione locale. Il cinquecentesco
bastione antistante rimase intatto fino alla costruzione
della ferrovia alla fine dell'Ottocento. Nel 1672 il
castello fu ridotto a "casa da nobile". Nel
1865 tornò di uso pubblico, subendo ulteriori
adattamenti per diventare una scuola. Attualmente è
stato in gran parte ristrutturato ed è sede della
Biblioteca Civica "R. Brambilla", dell'Ufficio
Cultura e della Fondazione per la Promozione dell'Abbiatense.
All'interno sono ancora oggi visibili importanti tracce
degli originari affreschi.
Imboccando corso Matteotti, di fronte al castello, si
incontra, sulla destra, Palazzo
Cattaneo, nato dalla ristrutturazione di due
case della fine del '600 e oggi di proprietà
privata. Sotto l'androne di ingresso vi à un
affresco, "la Vergine e il Bambino" (sec.
XVI). La facciata, con il portale in granito rosa di
Baveno di raffinata fattura, presenta caratteristiche
di asimmetria notevoli. Nel complesso il palazzo denota
un gusto barocco.
Ritornando in piazza Castello, ed entrando nel cuore
del vecchio quartiere di S. Maria, corrispondente all'antico
burgus altomedievale, si scorge la chiesa di
S. Maria Vecchia risalente,
nel suo impianto originale, al sec. XII. La chiesa era
luogo di culto anche per le suore del vicino Convento
Benedettino di S. Maria Rosa (seconda meta del
sec. XV) privo di una chiesa propria. La chiesa aveva
originariamente pianta rettangolare, a navata unica
con sei nicchie ellittiche per lato. La parte dell'abside
originaria a andata completamente perduta quando, alla
fine del sec. XVII, l'edificio subì notevoli
trasformazioni. Si invertì infatti l'orientamento
della chiesa, aprendo un nuovo accesso principale nell'abside
dove vi era l'altare maggiore e spostando quest'ultimo
sul lato opposto. Nella seconda metà del sec.
XVIII, sotto Giuseppe II, il convento venne soppresso
e gli edifici trasformati in laboratorio. La chiesa
venne sconsacrata nel periodo napoleonico e successivamente
adattata ad usi civili sempre più degradanti,
fino al restauro avvenuto nel 1972. Attualmente è
destinata a scuola di danza e studio di architettura.
Proseguendo sulla via Teotti, si trova il palazzo nobile
detto Casa Orsini di Roma.
La casata milanese dei Roma, nel '600 fece aggiungere
al nome originale il prenome Orsini. La famiglia aveva
numerosi possedimenti nel territorio abbiatense ed è
già menzionata nel borgo nel 1595. Nel 1661,
la famiglia acquistò il palazzo di via Teotti,
corrispondente all'attuale edificio settecentesco. La
parte frontale a destra, quattrocentesca, venne invece
acquistata successivamente e poi modificata. L'edificio
ristrutturato è sede di rappresentanza della
Banca Agricola Mantovana.
In fondo alla via Teotti si trova Casa
Pianca Albini che risale al sec. XV e faceva
parte probabilmente della stessa contrada del palazzo
sopra menzionato. Dopo le numerose trasformazioni settecentesche,
a stata ripristinata nelle forme originali.
Di fronte a Casa Pianca Albini, si trova la Pia
Casa degli Incurabili, oggi Istituto
Golgi, a ricordo del Premio Nobel Camillo Golgi
che qui svolse i suoi esperimenti. Tale edificio ingloba
al suo interno i resti della chiesa
e del Monastero di Santa Chiara, di cui rimangono
solo alcune tracce. Il Monastero, fondato dai Cistercensi
di Morimondo e dedicato originariamente a S. Martino,
era il più antico del borgo ed è già
ricordato in un documento del 1218. Nel 1477 le monache
del convento vennero allontanate su ordine di Bona di
Savoia che le sostituì con un gruppo di Clarisse
di Crema; il convento prese allora il nome di S. Chiara.
Al momento della soppressione, a cura di Giuseppe II
nel 1782, il complesso venne destinato ad ospedale.
Fu venduto nel 1785 alla Giunta delle Pie Fondazioni
di Milano per la costruzione di una "Pia Casa de
Poveri Impotenti" e il progetto di ampliamento
venne affidato a Leopold Pollack. Successivi altri interventi
a cura di L. Carmagnola nel 1854 e di G. Balzaretti
nel 1873 portarono allo stato attuale del complesso,
recentemente ampliato.
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Proseguendo
verso il centro di Abbiategrasso si giunge nella
piazza principale, una volta piazza Mercato, oggi
denominata Piazza Marconi.
Qui un tempo si svolgeva il mercato agricolo ed
artigianale. Per lo sviluppo del traffico commerciale,
fu necessario ampliare la piazza e il suo copertum
o portico. Nel 1491 infatti, i due Consigli della
Comunità Abbiatense acquisirono alcune
botteghe e casamenti posti sulla piazza principale
e li abbatterono per ampliarla. Tali ampliamenti
vennero effettuati senza un rigore urbanistico,
come fa supporre l'irregolare allinearsi dei portici
costruiti in epoche diverse. La parte più
antica di questi, risalente al '300, è
quella dirimpetto alla via C. Cantù.
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Il
Palazzo Pretorio e Comunale con
il portico antistante è, per lo più, opera
del '600. Di buona fattura sono il portale di accesso
allo scalone di onore ed il balcone del piano superiore,
riccamente intagliato in pietra con sopraornato barocco.
Il palazzo subì delle modifiche nel '700, forse
a cura di Francesco Croce.
All'angolo tra piazza Marconi e via Borsani si può
ammirare un tipico esempio di Casa
lombarda del 1400.
Lungo via Borsani si incontra, a sinistra, la Chiesa
di S. Bernardino. Nel 1567 esisteva già
una primitiva chiesa dedicata allo stesso Santo che
nel 1431 fu di passaggio nel borgo. La presenza di due
confraternite fece sentire tuttavia l'esigenza di una
chiesa più ampia, così il 30 agosto del
1615 fu posta la prima pietra per la costruzione di
un nuovo edificio. La vecchia chiesa sorgeva a sinistra
dell'attuale e venne abbattuta per far posto alla nuova
costruzione che si sviluppò così secondo
l'inusuale orientamento nord-sud. La chiesa è
ad una sola navata di ordine ionico ornata di modanature
di stucco e con la volta a botte.
Contiene un coro risalente al 1686 ed un altare maggiore
neoclassico del primo '800.
Nella nicchia dell'altare, vi è una statua del
1820 - opera di G. Rusca - raffigurante la Madonnina
del Rosario.
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